lamiastoria

Se sono quello che sono lo devo anche alla mia malattia. Se il mio corpo non avesse ceduto  non avrei mai approfondito le mie conoscenze sull’ alimentazione e la nutrizione, non avrei imparato quanto è importante il rispetto per il proprio corpo, per l’ ambiente e per tutti gli esseri viventi e sarei diventata un’ adulta inconsapevole come molti altri, magari con mille acciacchi che avrei considerato normali sintomi dell’ invecchiare.

Non sto dicendo che sono felice di essere stata male, che poi sono stata male per gran parte della mia vita e alla fine diventa normale ed è strano che un malessere diventi normale, non è piacevole, e non sto nemmeno dicendo che sono contenta che di punto in bianco il mio corpo abbia deciso di non funzionare più. Penso solo che sono fiera di me perché  nella malattia io ho scelto la libertà piuttosto che essere schiava di dottori che brancolano nel buio e di medicine e diagnosi non risolutive, utilizzati come palliativi per coprire problemi profondi che aspettano solo di esplodere uno dopo l’altro come quadri che all’ improvvisino cadono giù dalla parete. Ecco, l’ idea di essere come un quadro,  immobile e incapace di prendere in mano le redini della propria vita, l’ idea di appendere la mia salute ad un chiodo come qualcosa di caro che ormai non mi apparteneva più, entrato a far parte di un passato neanche tanto felice  dal punto di vista della salute, questa idea mi era insopportabile. Io potevo fare di meglio e sapevo che la responsabilità era solo mia.

Ma sto correndo troppo, quello che voglio raccontarvi è tutta la mia storia, dall’ inizio, dai primi malesseri perché è da lì che bisogna partire per arrivare al giorno in cui il mio corpo ha deciso di non funzionare più, o almeno di funzionare peggio, molto peggio di come aveva funzionato fino a qualche settimana prima.

Ho deciso di condividere la mia esperienza perché tante persone mi chiedono come mai ho cambiato totalmente la mia visione della vita e il mio modo di alimentarmi e come mai ho deciso di farlo diventare il mio lavoro e di diventare una specie di “messaggera” del cibo come prima medicina.

Così ho deciso di dedicare qualche capitolo del mio diario alla mia storia,  sperando di poter essere d’ aiuto a chi vuole cambiare il mondo oltre che se stesso anche se alla fine non sta poi così male, per chi ha qualche acciacco e vuole evitare di assumere farmaci spesso inutili e dannosi e per tutte quelle persone che, come è successo a me, non  sanno più che pesci prendere e di chi fidarsi e in ogni caso non vogliono arrendersi.