ozzy nenaIn questi ultimi mesi mi sono sentita molto vulnerabile. Lavorare per comprendere a fondo i miei problemi di salute, scrivere un libro che ha fatto riemergere vecchie memorie, lavorare per riuscire a pubblicare Notecook entro Natale, nuovo sito, un corso di fotografia, approfondire il mio inglese, un nuovo paese, nuove abitudini, nuovi traguardi. Ma penso che negli ultimi 5 giorni a causa di un incidente di famiglia ho davvero potuto sentire la mia vulnerabilità, toccarla con mano, guardare come mi avvolgeva e come si insinuava nel mio cuore, nelle ossa, nei miei occhi dove si trasformava in lacrime.

Ed e qua che cambia tutto, che non voglio nascondermi dietro il supporto di un’ altra autrice, Brene_Brown , per definire il mio dolore dei giorni scorsi, anche se la ringrazio per il supporto virtuale. Mi sono resa conto che per non parlare del mio dolore ho parlato di altro, di tutt’altro, di cose in generale ma in questo momento il generale non esiste, perché esiste la mia famiglia.

La mattina di Natale abbiamo fatto una passeggiata lunghissima, siamo andati sulla spiaggia e abbiamo goduto del tepore del sole. E il pomeriggio stavamo correndo al pronto soccorso ricoperti di sangue con Ozzy tra le braccia. Io in lacrime, Mauro nel panico ma nel suo modo “tecnico” per cercare di non perdere il controllo. Nella vita è proprio un attimo. Un attimo prima sei al sole e quello dopo all’ombra. I dottori ci dicevano di togliere un occhio. Io in lacrime, singhiozzavo. Ozzy è allergico ad alcune sostanze stati attenti. Un’allergia severa? Può avere uno shock anafilattico con alcune sostanze, dicevo, sempre in lacrime, sempre singhiozzando. No, non vogliamo procedere con l’enucleazione, vogliamo aspettare. E poi Ozzy sotto anestesia per suturare momentaneamente l’occhio perché se si vuole provare a salvarlo si deve chiudere. Tra 15 giorni la prognosi.

Era da tanto che non piangevo. Ho pianto per due giorni di seguito e mi sono sentita così vuota, così tremendamente addolorata e sensibile e disperata che ho odiato dal più profondo del cuore quella sensazione. Avevo gli occhi gonfi dalle lacrime, la pelle del visto secca che mi bruciava, la testa pesante e non sentivo più il tempo. Era tutto confuso, bizzarro, mi sentivo impotente. Ma che sensazione era quella che provavo? Odiavo me per non essere stata attenta, Cyrus per le sue zampe troppo grandi. Non ho nemmeno chiamato la mia famiglia per gli auguri. Non volevo sentire nessuno. Mi sentivo brutta, negativa, insicura, volevo scappare e detestavo anche che mio marito mi vedesse in quello stato e gli ho detto che in quei momenti volevo stare sola senza nemmeno pensarlo per davvero. Volevo solo fargli male e farmi male. Cosa mi stava succedendo?

Una mia amica che ha letto una parte del mio libro mi ha detto di rileggerlo perché “Tu sei forte”. Ho riletto qualche passo del mio libro ma in quel momento le mie parole non facevano effetto su di me. Erano parzialmente utili e parzialmente inutili perché molto spesso siamo tanto bravi a sostenere gli altri ma quando si tratta di noi stessi abbiamo bisogno di una spalla, di un supporto, di una parola amica che non sia la nostra. Ieri la mia amica mi ha mandato il link di un talk di un autrice, quella che ho citato sopra e improvvisamente ho pensato “Si, sono vulnerabile e si lo devo accettare.”

Ho iniziato a pensare alla vulnerabilità. Non ci avevo mai pensato all’essere vulnerabili a quando ci capita di esserlo e a come sia parte della nostra vita, di molti momenti, di tante situazioni; quando costruiamo una famiglia, quando ci sentiamo soli, quando aspettiamo il risultato delle analisi, quando perdiamo qualcuno che amiamo, quando abbiamo un esame da superare, una prova importante da affrontare, qualcuno di cui prenderci cura. No, non ci avevo mai pensato all’essere vulnerabili. Mai. Questo sentimento d’animo così prezioso e così spaventoso che se non accettato ci spinge ad imbruttirci, ad utilizzare palliativi per non sentirlo a cercare un io ideale da essere, un io fasullo, un io palliativo. Fare pace con se stessi è un percorso fondamentale per la crescita ed ogni giorno mi ritrovo a pensare che devo amarmi e che non devo smettere mai di farlo. E quando invece mi sono sentita vulnerabile ho avuto paura perché ho pensato che mi stavo odiando e che non mi stavo amando mentre invece era solo paura, dolore, infelicità, fragilità e che non aveva a che fare con l’amore che ho imparato a provare per me e per gli altri.

Sono vulnerabile e lo devo accettare. Sono vulnerabile e lo devo accettare. Me lo ripetevo mille volte, perché nel mio libro parlo di imparare ad essere imperfetti ma non sempre è facile e spesso dobbiamo trovare tutte le nostre forze per ricordare la lezione che essere imperfetti è essere vivi, e quindi anche essere vulnerabili è essere vivi e i sentimenti che ci sembrano più spaventosi sono anche quelli senza i quali non potremmo mai provare gioia, condivisione, amore, spirito di avventura per cose che non pensavamo mai e poi mai di poter fare. Senza questi sentimenti non saremmo noi ed è per questo che dobbiamo imparare a capirli, utilizzarli, metabolizzarli perché senza di essi saremmo qualcosa che non è noi. Saremmo dei drogati, degli alcolizzati, degli insensibili stronzi, dei cattivi, degli aggressivi, degli urlatori, dei disperati, dei bulimici, degli anoressici, delle persone che cercano di soffocare ciò che provano e pur di farlo usano mezzi illeciti di ogni tipo, disonesti nei loro confronti e nei confronti di chi li ama. Saremmo delle persone che si fanno del male, che feriscono, che preferiscono scappare ed essere odiate piuttosto che sentire la vulnerabilità che si insinua nel cuore, nelle ossa, negli occhi dove si trasforma in lacrime e poi amore, finalmente amore.